CHIOMONTE
Ca’ Nostra, Via Giaglione 3
2 ottobre 2004
IL DIRITTO DI ESSERE ANZIANO
- Il punto di vista delle famiglie dei malati di Alzheimer
-
a cura di Giuliano Maggiora, Consigliere
Alzheimer Piemonte
La malattia di Alzheimer è un processo degenerativo
che distrugge le cellule cerebrali in modo lento e progressivo.
Si tratta di una malattia che colpisce la memoria e le
funzioni mentali.
L’Associazione Alzheimer Piemonte
si è costituita proponendosi in particolare di:
- informare e sensibilizzare l’opinione pubblica
e tutte le figure professionalmente coinvolte nella malattia
- assistere e sostenere i malati di Alzheimer e i loro
famigliari divenendone un punto di collegamento e coordinamento
- tutelare i diritti del malato e dei suoi famigliari
per ottenere una migliore politica pubblica e una migliore
legislazione
Siamo pertanto grati agli organizzatori di questa giornata
di lavoro per lo spazio dedicato alla malattia di Alzheimer.
Nel
Piano Sanitario Nazionale 2003-2005
è evidenziata la necessità di “garantire
l’equilibrio fra la complessità ed urgenza
delle prestazioni ed i tempi di erogazione delle stesse,
riducendo la lunghezza delle liste di attesa”.
Viene inoltre fatto un esplicito invito al rispetto della
dignità “che nella nuova visione della salute
comprende il rispetto della vita e della persona umana,
della famiglia e dei nuclei di convivenza, la cura delle
relazioni umane tra operatori e
utenti…”
A livello comunitario è stato elaborato un “rapporto
sul miglioramento della qualità della vita degli
anziani non autosufficienti” (cfr.P.L. Guiducci
– Roma).
Il “rapporto” è
centrato su due punti-cardine:
• la qualità
dei servizi socio-sanitari è un fattore determinante
per la salute e il benessere delle persone;
• l’esistenza
e la qualità di vita delle persone dipendenti sono
largamente influenzate dall’intensità dei
rapporti intergenerazionali che vanno mantenuti in tutto
l’arco della vita.
Rispetto al concetto di dipendenza è stata adottata
la seguente indicazione:
“la dipendenza è una condizione nella quale
si trovano alcune persone che per ragioni legate alla
mancanza o perdita di autonomia fisica, psichica o intellettuale
hanno bisogno di una assistenza e/o di grossi sostegni
per compiere quelle azioni legate alla vita quotidiana.
Per le persone anziane la dipendenza può essere
aggravata o essere causata dalla mancanza di integrazioni
sociali, di relazioni affettive e di risorse economiche
sufficienti”
A
parer nostro, nella attuale organizzazione sanitaria è
evidente la differente qualità delle risposte ai
bisogni in relazione alle cure richieste e prestate in
regime ospedaliero, in residenza assistita (RSA), a domicilio.
In ospedale l’accesso è immediato, in caso
di bisogno urgente; ma insorgono successivamente problemi
sui tempi di degenza quando il paziente è una persona
anziana non autosufficiente.
L’accesso alla RSA è subordinato a lunghi
tempi di attesa, dopo la visita della Unità di
Valutazione Geriatrica (U.V.G.), ma i suddetti tempi di
attesa in realtà iniziano già nel momento
in cui viene presentata la domanda per la valutazione
geriatrica e questi ultimi variano inoltre da ASL ad ASL;
Le cure a domicilio dipendono, ancora, dalla capacità
della persona (care-giver), che più si prende cura
del familiare ammalato, di tutelare il benessere del proprio
congiunto, rivolgendosi secondo necessità, al Servizio
Sociale e/o all’Azienda Sanitaria.
In quest’ultimo caso, inoltre, dopo una valutazione
UVG in cui viene evidenziata una grave compromissione
dello stato di salute aggravata da problemi sociali, le
modalità dell’intervento non corrispondono
mai alle aspettative delle famiglie che rappresentano
il bisogno di assistenza dell’ammalato, e perdono
di efficacia a causa dell’assenza di una organizzazione
precostituita incaricata di verificare, immediatamente
dopo la valutazione, la potenziale capacità del
nucleo famigliare di assistere il congiunto ammalato.
In questa fase, invece, dovrebbe essere realizzato il
primo Progetto Assistenziale, Progetto di Cura e, anche,
di eventuale Collocazione. Con l’evidenza che il
Progetto di Cura deve valutare prioritariamente se l’ammalato
può essere assistito a domicilio (cfr. Giudice
Tutelare 17 .4.04).
Richiamando
il suesposto concetto di “dipendenza”,
è inoltre importante pensare alla cura “interiore”
dell’anziano, con i suoi bisogni più autentici
per orientare l’attenzione sull’isolamento,
la solitudine ed il ridotto spazio espressivo nel quale
l’anziano è costretto a vivere (cfr. P.Duella).
Se la percezione di vita dell’anziano è quella
dell’essere solo e isolato, e se è malato
e necessita di cure e di una specifica continua assistenza
come nel caso della malattia di Alzheimer e nelle demenze
in generale, questi problemi si amplificano. Così,
quando una persona è colpita da Demenza, dei suoi
problemi e bisogni dovrà farsi carico un’altra
persona (in genere il famigliare più intimo o il
più attento a cogliere la gravità del problema).
E’ in questo momento che l’insorgere improvviso
di una malattia può far esplodere un intreccio
relazionale dove la famiglia (che il più delle
volte è colta impreparata), è gravemente
attaccata.
E’ quindi necessario cogliere l’importanza
del ruolo svolto dal famigliare (care-giver) nell’assistenza
del malato, ma anche tener presente che il ruolo della
persona che assiste il malato non è scelto volontariamente;
è infatti un ruolo assegnatole dalle sfortunate
circostanze che hanno invaso la sua famiglia.
Il rapporto malato/care-giver è molto complesso:
Nelle varie fasi della malattia assume anche aspetti conflittuali
ove, comunque, vengono a prevalere i bisogni esistenziali
del malato creando una sempre maggiore dipendenza nei
suoi confronti.
Con la malattia si entra in una nuova fase della vita,
non conosciuta e neppure mai immaginata. Si presenta un
futuro faticoso e colmo di sacrifici. Si ha bisogno di
aiuto. Si devono fare delle scelte e dei progetti: Si
deve tener conto del malato, ma spesso, il ruolo della
“qualità umana” di questo malato, prima
dell’evento morboso, viene sottovalutato o non ben
considerato.
La famiglia necessita pertanto di aiuto nell’impostazione
di una organizzazione assistenziale che garantisca ottimali
condizioni di “qualità di vita”, ma
deve anche essere rispettata nel suo nuovo ruolo. (è
il momento in cui, con l’aiuto delle Istituzioni,
si dovrebbe realizzare il Progetto Assistenziale e di
Cura); non è infatti corretto centrare tutte le
attenzioni sul solo individuo malato, come se vivesse
lontano dagli altri, in un contesto isolato.
”…per
badare a mia moglie rinunciai al lavoro; poi, non avendo
più tempo anche agli hobby. Interrompemmo le frequentazioni
degli amici e viceversa. Ora, impotente e pieno di rabbia
e aggressività verso mia moglie, mi sento anche
in colpa per provare questi sentimenti verso di lei”.
.
“….tutte le volte che è possibile usciamo
insieme. Siamo andati al supermercato: Mentre pago la
spesa fatta, mia moglie si volta e sposta alcune cose
dal carrello di un altro cliente. Rimetto le cose a posto
e mi scuso: Le scuse sono respinte e motivate –
una persona così devi tenerla in casa…”
E’
quindi importante e necessario farsi carico anche della
qualità di vita del care-giver, in un contesto
in cui è “invitato” a tenere al proprio
domicilio una persona anziana, malata cronica, con la
giustificazione (generalizzando il problema) che la qualità
di vita del malato sarà sicuramente migliore
Ma
quale qualità di vita intendono garantire le Istituzioni
a chi assiste un malato in casa?
Il care-giver non si pone più il problema, perché
ne è vittima inconscia. Così capita che
si senta in colpa per non essere capace a farcela da solo;
che si senta in colpa per aver abbandonato il malato (anche
se, soltanto, per un breve periodo: quando, ad esempio,
è riuscito ad ottenere un ricovero di sollievo),
oppure quando deve lasciarlo per curare se stesso (ed
il congiunto malato rimane privo di protezione), ma anche
per il timore che il malato si possa sentire abbandonato.
Le complessità della malattia accentuano ulteriormente
i problemi. Ad esempio il rapporto tra malato e care-giver
può subire complicazioni per problemi comportamentali;
caratteriali e psichiatrici. Spesso gli aspetti caratteriali
derivano da rapporti antecedenti la malattia e che la
malattia ripropone con modalità imprevedibili,
ad esempio “il rifiuto di fare qualcosa ….”
Assistere
un malato di Alzheimer è molto difficile. Negli
incontri con i famigliari di malati si ha modo di scoprire
come il care-giver , interagendo con l’ammalato,
riesca ad esprimersi in modo altamente professionale.
.
Tuttavia
sussiste sempre il rischio di decadenza del progetto di
assistenza al domicilio; infatti: “è stato
osservato che in ambito famigliare l’affetto e l’impegno
profuso nell’assistenza, nel momento in cui il care-giver
vive in funzione dell’ammalato gradualmente rimuovono
il pensiero che determinate azioni/espressioni dell’ammalato
siano assolutamente intenzionali.. Se, invece, al malato
di Alzheimer si attribuisce l’intenzionalità
delle sue azioni, si corre il rischio di negare la malattia;
in queste condizioni il famigliare deve essere aiutato
in modo specifico, e deve essere rivalutata la scelta
della cura domiciliare”.
In considerazione delle gravi difficoltà in cui
vengono a trovarsi le famiglie che convivono con un malato
di Alzheimer ritieniamo importante proporre una riflessione
sulla tutela della qualità di vita in tutte le
età dell’individuo.
Chiediamo quindi che sia affrontato il problema delle
persone vicine al malato, tuttora private di quelle condizioni
che ne possano garantire il raggiungimento o il mantenimento
di una “buona vecchiaia”.
Il Consiglio d’Europa ha costituito un nucleo di
esperti che ha elaborato un Rapporto sul miglioramento
della qualità della vita degli anziani non autosufficienti,
questo documento fornisce indicazioni per migliorare aspetti
del vissuto di queste persone, inclusi coloro che soffrono
di forme di demenza, favorendo sistemi integrati, pluridisciplinari,
accessibili, centrati sulla persona e sul rispetto delle
sue scelte.
Ci auguriamo che gli intenti della Comunità Europea
rivolti alla attuazione di “misure adatte a favorire
il benessere dei soggetti fino all’età avanzata,
e soprattutto a garantire condizioni di buona salute anche
nel periodo della vecchiaia”, tengano in considerazione
l’entità numerica dei componenti i nuclei
famigliari che si fanno carico di congiunti ammalati gravi.